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Il nostro amore liquido

Così abbiamo superato un allattamento difficile

(Quasi) Ogni donna può allattare

Il punto di partenza è semplice: sono pochissimi i casi di agallatia o ipogalattia, spesso legati a specifiche patologie. Quasi ogni donna, quindi, può allattare. In alcuni casi l’allattamento si avvia senza problemi, in altri occorre faticare un po’ di più.

Il nostro amore liquido

L’allattamento di Chiara non è stato facile: capezzolo sfuggente, bambina pigra, calo di peso troppo importante. Le sono state subito prescritte delle aggiunte di latte artificiale, ma la pediatra ci ha consigliato di sospenderle al più presto e di continuare ad attaccare la bambina il più possibile.

 

C’è voluto – tanto – tempo, ma ce l’abbiamo fatta. Oggi, a sette mesi, la nostra avventura di amore liquido continua ad andare avanti. Proprio la nostra che, a detta di alcuni operatori sanitari del nido ospedaliero, sembrava impossibile sul nascere.

 

Mio figlio è cresciuto con il latte artificiale, eppure sta bene e tra due settimane si sposa.

 

Come a dire: arrenditi, è inutile piangere. Per me era importante allattare, troppo importante (e se non sai perché, leggi qui: Farsi cibo). Noi, però, non ci siamo arrese. E oggi siamo ancora qui.

Alleati e nemici: i paracapezzoli in silicone

Se all’inizio i paracapezzoli in silicone ci erano sembrati ottimi alleati per favorire l’attacco di Chiara al seno, dopo sei settimane stavano interferendo con l’allattamento. In alcuni casi, infatti, possono andare a inibire la produzione di latte.

 

Devo essere sincera: l’idea di avere una barriera tra il mio seno e la bocca di Chiara non mi aveva mai entusiasmata. Finché funzionava, però, finché Chiara riusciva ad alimentarsi e a crescere, avevo preferito non alterare quello che mi sembrava un equilibrio.

 

Non ero a conoscenza dei rischi dei paracapezzoli perché mi erano stati consigliati proprio da un’infermiera del nido quando Chiara aveva pochi giorni. Sembrava tutto perfetto, meno poetico ma funzionante. La pediatra che scegliemmo non si mostrò entusiasta da questo tipo di allattamento, ma fu un’ostetrica a chiarirmi perché il latte sembrasse sempre meno. Mi consigliarono metodi per estroflettere il capezzolo, come la creazione di un sottovuoto o una serie di piccoli movimenti circolatori vicino all’areola.

 

Nel giro di un giorno riuscii ad attaccare Chiara senza paracappezoli. Da quel momento non siamo tornate indietro, neanche quando sono arrivate le ragadi.

Il miglior rimedio contro le ragadi: il latte materno

Quando ho tolto il paracapezzolo e iniziato ad attaccare Chiara senza barriere, la prima sensazione è stata di piacere, di gioia.

Dopo pochi giorni, però, è arrivato il dolore. L’attacco di Chiara non era ancora funzionale, specie al seno destro, quello dal capezzolo più problematico. C’erano tagli, c’era sangue. Il pensiero di attaccarla mi riempiva di angoscia, perché sapevo che avrebbe fatto male.

 

All’epoca lavavo il seno prima e dopo ogni poppata, sia con le salviette detergenti che con l’acqua. Il risultato? La pelle era sempre più secca, più soggetta a screpolarsi.

 

In commercio esistono alcune creme per il trattamento delle ragadi. Ne ho provata una, senza notare grossi miglioramenti.

Ho ricordato cosa mi dicevano le ostetriche dopo il parto: lasciare agire il latte, lasciarlo a lenire e a nutrire il capezzolo. Ho iniziato a lavare il capezzolo prima della poppata e a cospargere un po’ di latte sulla sua superficie a fine poppata. Nell’arco di un paio di giorni la situazione è migliorata e poi si è risolta del tutto.

 

Il miglior alleato contro le ragadi al seno è il latte materno.

Il giusto biberon

Per un certo periodo abbiamo dovuto supportare l’allattamento con una piccola aggiunta serale di latte artificiale. I bambini si abituano in fretta al biberon e Chiara stava diventando ancora più pigra al seno. Nei biberon tradizionali il latte esce senza che il bambino faccia fatica, così molti neonati finiscono per abbandonare il seno e cominciano ad alimentarsi con un sistema che – sembra – meno difficoltoso.

 

Una ragazza del corso preparto e un’ostetrica mi hanno consigliato una tettarella che ha salvato il nostro allattamento. Il funzionamento mi sembrava complicato, come l’indicazione di non introdurla mai a forza né sfilarla dalla bocca del neonato a causa del pericolo di soffocamento.

Nella pratica, in realtà, tutto avviene in modo molto naturale, proprio perché questa tettarella, Calma di Medela, riproduce il funzionamento del seno. Il bambino deve creare un sottovuoto e solo così il latte uscirà dai dotti.

 

Chiara è diventata più forte nel tirare e la poppata al seno si è fatta sempre più efficace.

La fiducia: allattamento a richiesta

Ecco, nella parte finale delle mie considerazioni e della mia esperienza, non posso trascurare l’attrice principale della riuscita del nostro allattamento: la fiducia. Quella in me stessa, supportata dalla pediatra di Chiara, dalle ostetriche e da mio marito. E quella in Chiara, nella sua capacità di regolarsi con il latte.

 

Ho smesso di guardare l’orologio, di chiedermi se fosse stata attaccata a sufficienza e di calcolare l’orario della poppata successiva. Allatto a richiesta, anche a svezzamento avviato. Allatto quando Chiara me lo chiede: di giorno, di notte, per molto o per poco tempo. Ho fiducia in lei, cerco di ascoltarla.

 

E oggi è bello allattare, anche se a volte è un po’ stancante. Così delle volte mi addormento stringendola tra le braccia. E anche lei scivola nel sonno. Proprio in quel momento, mi sento bene. Mi sento di avere tutto il mondo tra le mani.


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Commenti: 3
  • #1

    Francesca karima kerras (domenica, 22 settembre 2019 12:46)

    Mi hai commosso alla fine, mi ci sono specchiata in ogni parola.
    Sono d'accordo tantissimo su la tenacia che uno deve avere nell'allattare xche non è sempre semplice e automatico alla fine.

  • #2

    Rita (domenica, 22 settembre 2019)

    Una cosa che porterò sempre nei miei ricordi è quando mia madre prendendo in braccio le mie figlie diceva:siete tutto il mio mondo!

  • #3

    Monica (giovedì, 26 settembre 2019 20:20)

    Mi sono commossa specie perché noi siamo ancora nella prima fase..In quella dove uso il paracapezzolo (e ancora non si attacca volentieri) e alla fine sconsolata mi arrendo e le do il biberon; con il mio latte, ma pur sempre con il biberon. Per me è una sconfitta, mi manca un po di fiducia ma leggendo l'articolo ho trovato un po di sollievo. Grazie!

 

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