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Farmaci in gravidanza

Farmaco: cura e veleno

Il farmaco, la cura e il veleno, ciò che può lenire dolore da una parte e provocarne un altro da un’altra. Altre volte unica soluzione, altre ancora scorciatoia. Alcuni lo usano in maniera più leggera, senza porsi troppe domande. Altri ne riducono l’assunzione al minimo indispensabile.

 

Abbiamo parlato con il dottor Andrea Boccardo, farmacista, dell’assunzione di farmaci in gravidanza.

I centri di tossicologia neonatale

Durante la gravidanza e l’allattamento occorre prestare molta attenzione al rapporto rischi/benefici correlato all’assunzione dei farmaci. In questi casi, infatti, ci sentiamo responsabili anche della vita che portiamo nel pancione e di quello che trasferiamo con il nostro latte al bambino. In caso di dubbio, è opportuno contattare i centri di tossicologia neonatale prima di assumere qualsiasi farmaco.

All’inizio della telefonata sarà creata una cartella con alcune domande relative al proprio stato di salute. Dopo aver esposto il proprio caso, un medico specializzato ci ricontatterà per informarci se il farmaco in questione è sicuro o pericoloso per il nostro bambino.

A distanza di mesi, sarete ricontattate per una conferma sullo stato della vostra gravidanza o sul post parto.

 

Io mi sono rapportata con il centro di tossicologia neonatale di Careggi sia quando cercavo una gravidanza che a gravidanza iniziata. Mi sono sentita accolta, capita e rassicurata.

Gli effetti teratogeni

Gli effetti teratogeni dei farmaci nel loro complesso vanno a danneggiare lo sviluppo del feto durante la gravidanza. C’è un periodo di maggior rischio, legato al momento in cui si sviluppano gli organi principali e il sistema nervoso centrale degli embrioni. Stiamo parlando del primo trimestre di gravidanza. Pertanto, farmaci o veleni assunti in quel periodo possono passare con maggior facilità i villi della barriera placentare andando a inficiare in vario modo il corretto sviluppo del feto. Tutto quello che una gestante ingerisce o respira può essere in qualche modo connesso all’embrione. Per questo dobbiamo riflettere sulla necessità di valutare con molta serietà il rapporto rischio/benefici dei farmaci assunto in gravidanza.

I tempi sicuri dopo l’assunzione di un farmaco

Occorre analizzare il tempo di latenza del farmaco (ossia il periodo di tempo tra l’assunzione e l’inizio dell’azione farmacologica) nel circolo sanguigno embrionale. Gli elementi da analizzare sono il peso della gestante, la quantità somministrata, le capacità di filtraggio ed escretorie del sistema renale. Con una ragionevole certezza tuttavia possiamo dire di aver completamente eliminato i cataboliti di un farmaco nell’arco di sei/sette giorni.

Non solo farmaci: anche fumi e alcool sono pericolosi durante la gravidanza (e l’allattamento)

Anche nel caso del fumo o dell’alcool occorre prestare attenzione al rapporto rischio/beneficio: l’alcool, in particolare, va assolutamente eliminato, poiché l’alcool etilico una volta ingerito forza il sistema a produrre uno stress ossidativo importante per disattivarlo, privando in questo modo il feto di una fondamentale fonte di crescita che è l’ossigeno.

Farmaci sicuri

Ovviamente esistono farmaci sicuri da assumere in gravidanza, anzi alcuni sono vivamente consigliati poiché facilitano il corretto sviluppo del feto. Stiamo parlando dei folati attivi come l’acido folico che prevengono la malformazione a carico delle cellule neuronali e assicurano la formazione adeguata del sistema nervoso centrale e periferico.

Così il calcio, utile soprattutto nei primi quattro mesi di vita per la formazione del sistema scheletrico, e la vitamina C, che migliora l’assorbimento di ferro e di ioni metallici difficilmente assimilabili dal feto.

Consentiti sotto controllo medico il paracetamolo per il controllo del dolore della febbre, la metoclopramide per l’effetto antinausea, alcuni antibiotici come i beta-lattamici (considerati sicuri nel trattamento delle infezioni batteriche), così come il metoprololo per gli attacchi di cefalea, emicrania e per l’abbassamento della pressione arteriosa. Infine, gli anestetici, considerati sicuri in quanto l’elevato grado di lipofilia li rende impermeabili alla barriera placentare.

 

 

Psicofarmaci in gravidanza

La somministrazione di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (i cosiddetti SSRI) non ha effetti teratogeni diretti, contrariamente ai MAO-inibitori e agli antidepressivi triciclici di prima generazione che possono causare una malformazione diretta andando ad alterare le sequenze genetiche del feto. Anche nel caso delle ultime due classi farmaceutiche il rischio è minimo, pertanto occorre valutare con attenzione e caso per caso il rapporto rischi-benefici. Un recente studio universitario ha confermato che l’8% dei figli nati da madri che hanno sofferto di problemi psichiatrici hanno la tendenza a incorrere in diagnosi depressiva a decorrere dal quindicesimo anno di età, contro il 2% di pazienti trattate con la sola psicoterapia o non affette. Tuttavia, il 65% delle pazienti non trattate con farmaci antidepressivi nei casi richiesti durante la gravidanza hanno subíto parti prematuri prima della trentaquattresima settimana, mentre il 90% di donne trattate con antidepressivi SSRI hanno completato la gravidanza senza problemi. Rimane irrisolta la questione sul legame genetico delle malattie psichiatriche, e se queste possano o meno essere acuite o scatenate da farmaci antidepressivi assunti in gravidanza. Per questo motivo non esiste ancora un protocollo ufficiale da seguire, ma occorre decifrare da parte del medico caso per caso.


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