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I figli privano

(non solo di sonno, di tempo, di libertà...)

Dicono tutti che i figli privano di molte cose, ore di sonno e disponibilità di tempo prima di tutto.

E poi ti tolgono margini di libertà, quella consapevolezza potentissima di non dover rendere conto a nessuno se non a te stesso.

Hanno ragione. Queste cose, conquistate nel tempo spesso con fatica e ostinazione, quando diventi genitore le perdi, almeno in parte.

Ma quante privazioni comportano, allora, i figli? mi sono chiesta.

Molte, è stata la risposta. Ma non solo di tempo, energie, sonno e libertà.

 

I figli privano dell'egoismo, dell'egocentrismo e dell'autoreferenzialià con cui cresci sin da bambino e ti gonfi tronfio da adulto. Privano della convinzione di essere al centro del mondo, tu e solamente tu con i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue insoddisfazioni personali. Ti insegnano l'arte di prendersi cura di un'altra persona ed è proprio lì, nell'apprendere la responsabilità illimitata verso un altro individuo, che comprendi la grandezza di cui può essere capace un essere umano.

Mettersi a disposizione di un'altra persona e respingere indietro, in fondo alla fila, le tue esigenze, quelle urgenze che prima ti sembravano così improrogabili: questo ti insegnano i figli.

Subito dopo essermi laureata, mia madre era in ospedale; andai a trovarla, con quel senso di svuotamento che segue di solito una grande impresa. Alla vicina di letto ricordo che dissi «adesso non ho molto da fare...». Lei mi sorrise, guardò mia mamma e mi disse «mi sembra che tu abbia molto da fare, invece...»

Ciò che non compresi pienamente all'epoca, l'ho compreso da quando sono diventata madre: prendersi cura di qualcuno è il da fare più immenso che esista, anche se a volte ti sembra di essere arrivato a fine giornata e di non aver combinato niente .

 

I figli privano del distacco con il quale troppo spesso sei assefuatto a guardare le tragedie del mondo, siano esse di una sola persona o di un popolo intero; di quella gelida insensibilità con cui tendi a pensare sempre "non mi riguarda, non è affare mio", convinto - chissà poi da cosa - che tu non sarai mai al di là della barricata, che tu non sarai mai parte di quegli altri a cui accadono le cose brutte.

I figli, invece, donano empatia e profondità di sentimenti, perché quel bambino che soffre stringendo la mano dei suoi genitori - non importa se in una terra lontana o nel reparto di pediatria del tuo ospedale - potrebbe essere tuo figlio. Anzi: è anche un po' tuo figlio.

Non c'entrano niente la politica, le posizioni ideologiche e le convinzioni religiose: è pura e semplice umanità, e quando diventi genitore non hai più la forza morale di nasconderti dietro la scusa del meno male non è successo a me.

 

I figli privano della tendenza distorta tipica dei nostri giorni di essere sempre proiettati avanti o indietro nel tempo, ancorati al passato o concentrati sul futuro. Più di qualsiasi esperienza di mindfulness, i figli insegnano a vivere il qui e ora della tua esistenza, perché è solo nel qui e ora che puoi godere dei loro sorrisi, dei loro primi passi, di un gorgoglio che ieri non c'era, di qualsiasi piccola scoperta che non ha senso collocare in nessun altro momento se non nel presente.

"Resta qui con me, adesso", sembrano dirti quando ti guardano con gli occhi pieni di amore e le parole che ancora non escono.

E poi privano, i figli, anche di un'altra tendenza diffusa e fonte di persistente insoddisfazione: quella di ambire sempre a qualcosa di grande - un obiettivo, un sogno, un'emozione.

Sono le piccole cose a diventare importanti, quando diventi genitore: scoprirsi entusiasta per il primo dentino, per il primo abbraccio volontario, per il primo giorno di scuola. L'avresti mai detto di te? No, perché eri concentrato soltanto sui grandi traguardi.

Invece i piccoli ti insegnano il valore di ciò che è piccolo come loro, e non esiste insegnamento - e traguardo - più grande.

 

I figli privano della fretta con cui prima vivevi le tue giornate. La sveglia all'ultimo minuto, la colazione di corsa, i ritmi incalzanti a lavoro, la palestra in pausa pranzo, il traffico che ti manda in bestia, i saluti frettolosi al supermercato, le dita compulsive sullo schermo del cellulare.

Grazie a loro, invece, impari la calma e la pazienza, qualità di cui prima nemmeno ti sapevi detentore.

Non puoi avere fretta quando addormenti un bambino, o quando devi imboccarlo i primi tempi di pappe e pappine, o quando muove i suoi primi passi e ci impiega mezz'ora per percorrere cinque metri.

I figli portano lentezza nella tua vita e tu impari, piano piano, ad adeguarti ai loro tempi e a ridere sotto i baffi di quelli che vanno sempre di corsa, sempre di fretta, sempre un passo avanti agli altri. Ma dove andranno così affannosamente? cominci a chiederti.

Riscopri l'importanza del tempo perso - che una volta ti sembrava sprecato, adesso invece è ritrovato, e di valore inestimabile.

 

I figli privano del superfluo, sia che si tratti di cose, persone, impegni e sentimenti.

Ridisegnano la mappa delle tue priorità e dei tuoi desideri, perché se è vero che il tempo a tua disposizione si contrae, allora meglio dilatare lo spazio per ciò che ti fa stare bene sul serio.

Senza neanche accorgertene, ti ritrovi così a sfoltire i rami del tuo albero della vita, tagliando via quelli secchi e ormai non più capaci di dare buoni frutti: via le cose da fare sulla lista delle cose da fare che non sono veramente importanti, via le amicizie che velatamente ti rinfacciano di non avere più tempo per loro, via le preoccupazioni inutili che adesso ti fanno sorridere al pensiero di quanto fossero sciocche, via i vestiti che non ti sei messo e che mai ti metterai, visto che adesso nell'armadio c'è da fare spazio a nuovi abiti in formato ridotto.

Via tutto ciò che non serve: ciò che conta davvero rimane, e resisterà anche all'inverno più gelido.

 

A questo punto mi faccio nuovamente la domanda iniziale: quante privazioni comportano i figli?

Tante. E, alla fine, ti ritrovi ad avere più cose di prima.

 


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