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Farmaci in età neonatale

Una nuova chiacchierata con il nostro esperto, il dottor Andrea Boccardo, farmacista. Dopo gli approfondimenti sull’assunzione di farmaci in gravidanza (https://www.duemammeunblog.com/2019/09/26/farmaci-in-gravidanza/) e durante l’allattamento (https://www.duemammeunblog.com/2019/09/30/farmaci-in-allattamento/), oggi analizziamo la difficile questione dei farmaci assunti dal neonato.

I primi integratori alimentari per il neonato: la vitamina D e la luteina

Con la dimissione ospedaliera dal nido, vengono consigliati alcuni integratori alimentari, la vitamina D e la luteina. Questi sono considerati indispensabili per la regolare crescita del bambino, in particolar modo quelli che devono essere assunti con la dieta poiché non prodotti dall’organismo.

La vitamina D o colecalciferolo in realtà viene prodotta stabilmente grazie all’irraggiamento solare a partire da un profarmaco che viene trasformato in vivo. Tuttavia, per la delicatezza della pelle del bambino l’eccessiva esposizione al sole, soprattutto quello estivo che contiene alti tenori di UVA e UVB, risulta controproducente. Allo stesso modo, bambini che crescono a latitudini estreme godono di basse quantità di sole annuale e rischiano la condizione di rachitismo. Pertanto, la vitamina D può tranquillamente essere assunta in gocce tramite sospensioni oleose, in quanto questa è una sostanza lipofila e pertanto insolubile in ambiente acquoso. La vitamina D è il collante essenziale che permette lo sviluppo sano delle ossa.

 La luteina è un carotenide. Dal punto di vista chimico, quindi, è correlata a molecole come il beta-carotene e la vitamina A. Insieme alla zeaxantina (un altro carotenoide) compone il pigmento presente nella zona della retina in cui si forma l'immagine osservata (la macula). Rispetto alla zeaxantina, però, è più concentrata nelle aree più periferiche della retina. La luteina protegge l'occhio dai danni dovuti all'esposizione alle radiazioni ultraviolette e presenti nei raggi solari e alla luce blu. Insieme alla zeaxantina agisce come un antiossidante, contrastando le specie reattive dell'ossigeno, e aiuta a ridurre la formazione di lipofuscina, una sostanza che accumulandosi può portare alla comparsa di problemi alla vista tipicamente associati all'invecchiamento. La sua funzione principale è però quella di agire come filtro della luce che entra nell'occhio. Un'assunzione adeguata di luteina e di zeaxantina favorisce buone capacità visive e protegge da due importanti cause di perdita della vista: la degenerazione maculare senile e la cataratta. L'organismo umano non è in grado di sintetizzare la luteina; per questo deve essere assunta con l'alimentazione. Fra i cibi più ricchi di questo carotenoide sono inclusi i vegetali a foglia verde (come il cavolo nero, gli spinaci, la lattuga, i cavolini di Bruxelles e i broccoli) il cui contenuto di luteina può variare tra il 15 e il 47% circa, ma non solo. La quota di luteina è infatti pari al 54% nel kiwi e al 60% nel mais, e anche fra gli alimenti di origine animale se ne trova un'ottima fonte: il tuorlo d'uovo, con un contenuto pari a quello del kiwi. Chiaramente, per un lattante è essenziale assumere la luteina tramite integratore alimentare (anche questo in gocce) per favorire il corretto sviluppo della parte nervosa dell’occhio.

Il fluoro per il neonato: necessario o no?

Da circa venti anni si discute sull’opportunità di assumere fluoro ed anche sulle eventuali modalità di somministrazione, dibattito che si snoda nelle comunità scientifiche nazionali e che declina le linee guida in modo differente da stato a stato. Occorre cominciare con il dire che il fluoro è un elemento benefico e la fluoroprofilassi è una strategia vincente contro la carie; non bisogna tuttavia sottovalutare il metodo di somministrazione e il dosaggio. La carie si contrasta naturalmente grazie alla saliva e alla sua funzione remineralizzante, supportata dalla presenza di ioni calcio, fosfato e fluoro. Proprio di quest’ultimo elemento è scientificamente riconosciuta la grande efficacia in ottica preventiva. Molti studi, infatti, evidenziano come i composti fluorati remineralizzano efficacemente le superfici dentali e inibiscono il processo di demineralizzazione. L’assenza o la carenza di fluoro è, dunque, un importante fattore di rischio per la comparsa della carie. Esistono, invece, forti dubbi su come somministrare il fluoro. La questione nasce dall’abitudine di molti dentisti e pediatri di prescrivere ai bambini fino ai 5 anni gocce di fluoro o pastiglie, con lo scopo di rinforzare i dentini e scongiurare il rischio di insorgenza di una carie.

 

Negli ultimi anni, tuttavia, è nato un dibattito all’interno della comunità odontoiatrica sull’effettiva efficacia di questa abitudine terapeutica sulla salute dei bambini. Alcuni studi, in particolare, hanno dimostrato che un’eccessiva dose di supplementi di fluoro comporti il rischio di contrarre la fluorosi dentale, una patologia che si manifesta attraverso macchie chiare o scure sui denti e che può degenerare coinvolgendo anche l’apparato scheletrico. Tra chi critica l’impiego dei supplementi di fluoro, qualcuno sostiene che siano un prodotto di scarto dei processi industriali, che possano ritardare lo sviluppo intellettivo, che possano provocare danni alle ossa e addirittura tumori. Da un punto di vista scientifico, vengono riportate le perplessità espresse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sui rischi di un eccesso di fluoro nelle acque. Non tutte ragioni sembrano, però, rappresentare un problema concreto in Italia. Infatti, per esempio, la fluorazione delle acque è molto ridotta e si consuma molta acqua minerale. Il risultato è che difficilmente si potrà assumere la quantità di fluoro necessaria per la prevenzione della carie attraverso questa via, contemporaneamente sussistono dubbi anche sull’effettivo apporto della sostanza attraverso la dieta. L’opinione prevalente oggi è che sia tutta una questione di dosaggio: un giusto apporto di fluoro rinforza lo smalto e ostacola la crescita dei batteri che provocano la carie. Tuttavia, non è ancora stata definita una soglia di sicurezza che, una volta superata, aumenta il rischio il rischio di patologie come la fluorosi dentale oppure fluorosi scheletrica che è quella che intacca le ossa. Per evitare danni, molti dentisti consigliano di preferire una somministrazione topica: si può, infatti, fornire fluoro sufficiente ai bambini grazie a spazzolino e dentifricio. In questo modo, i più piccoli imparano a curare la propria igiene orale e, contemporaneamente, tuteleranno i propri denti dalle carie.

C’è tempo per il dentifricio

I dentisti consigliano di spazzolare i denti solo con l’acqua fino al primo anno di età. Poi, è bene integrare la routine di igiene con una pasta dentifricia ricca di fluoro e, a partire dai sei anni, passare tranquillamente ad un prodotto per adulti. La scelta del dentifricio in questo caso è cruciale, di conseguenza è importante consultarsi con il proprio pediatra per valutare il caso singolo e monitorare il rischio di fluorosi in maniera costante.

I fermenti lattici nel neonato

Generalmente tra le integrazioni da somministrare al bambino le linee guida dell’OMS non citano i fermenti lattici, questo perché è importante che la flora batterica intestinale idonea all’ultima digestione dei cibi e allo sviluppo delle naturali difese immunitarie si costituisca in modo autonomo. L’assunzione per os (cioè per somministrazione orale) di fermenti lattici potrebbe far insorgere un meccanismo a feedback negativo sulla produzione di “batteri buoni” endogeni. Le cellule dell’epitelio mesenteriale infatti sono dotate di strutture subcellulari nervose che sono in grado di sviluppare le sostanze in modo indipendente rispetto agli altri organi. Tuttavia, dosi accuratamente diminuite (e disponibili sotto forma farmaceutica) sono indicate nei casi di intossicazioni o malanni che portano a scariche di diarrea. A quel punto, l’integrazione diventa un fatto di rilevanza necessaria.

I farmaci contro le coliche per il neonato

Fortunatamente, molti farmaci antispastici colinergici che venivano somministrati ai bambini sotto i tre anni sono stati tolti dal commercio dall’AIFA negli ultimi dieci anni. Le sostanze rimanenti per la cura sintomatologica delle coliche di contrazione viscerale sono a base sostanzialmente naturale e inducono la riduzione della motilità in modo leggero. Sono ancora in commercio alcuni farmaci anticolinergici a base del principio attivo contenuto nella belladonna, una potente pianta medicinale che la medicina conosce da millenni, ovviamente in formulazioni di gocce; tuttavia è importante contattare il pediatra prima della somministrazione e comunque valutare con molta cautela il rapporto rischi/benefici.

Serena B.


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