· 

Quei bambini nati due volte

La storia di Silvia

 

 

 

 

Silvia ha una voce morbida, musicale. Risuona a ritmo lento nella grande stanza: è il primo incontro del corso preparto e il suo accento è un poco diverso dal nostro. Viene da Torino, Silvia, e ama così tanto i libri da averne fatto il suo lavoro. Mi sento vicina a lei, anche se siedo dalla parte opposta dell’ovale. Dovrebbe essere un cerchio, ma siamo in tante e la geometria forse non è il nostro campo.

 

 

Silvia è la prima di noi a partorire. Ci manda un messaggio e ci dice che Leonardo è nato e che è in incubatrice. Risponde bene, ci scrive, ringrazia l’equipe che l’ha aiutata e immagino la sua voce morbida pronunciare l’augurio che scrive: ci augura ogni bene e spera di rivederci. Ci stringiamo con il pensiero a lei e al bambino, aspettiamo che ci aggiorni.

 

La terapia intensiva neonatale non è semplicemente un reparto, è un’esperienza che cambia dentro. Così, quando Silvia mi manda qualche riga della sua storia, siamo lì con lei, un poco ci commuoviamo. Ed eccola la storia di Silvia e la storia di Leonardo, una storia delicata e bella: quella di una madre che non si è arresa e di un bambino nato due volte.

 

 

 

 

 

 

Nel reparto di terapia intensiva neonatale i cappellini di lana e coprimano fatti a maglia sono a misura di mela e di pavesini. I fili sono caldi e morbidi come i nidi di lenzuola dentro le incubatrici.

 

 

Il mondo della terapia intensiva è abitato da tanti suoni e dai colori delle spie dei monitor. Talvolta qualche rilevatore suona, si tira il fiato tutti insieme in attesa che gli operatori intervengano e tutto si quieti.

 

 

S’impara presto il rispetto per chi ha un’urgenza maggiore. Anche se tuo figlio deve necessariamente mangiare a breve se c’è trambusto aspetti perché la vita è la vita, si sa.

 

S’impara presto il rispetto per chi ci lavora in questo reparto: la loro pazienza, attenzione e professionalità non ha eguali.

 

 

La terapia intensiva è un tributo alle grandi scoperte di questa terra; ci sono bambini cresciuti venticinque settimane nel ventre materno e per il resto in quello della scienza.

 

 

Tra i corridoi e nelle stanze d’attesa del reparto spesso le mamme piangono per stanchezza, paura e un subbuglio d’ormoni. Magari non piangono per notizie reali sui loro bimbi, magari sì. Anche i papà hanno occhi stanchi, i loro baci con la barba sono utili quando bisogna stimolare i bambini soporiferi e le loro coccole con mani grandi infinitamente tenere. Quattro anni fa una mamma ha dormito mesi in auto per seguire suo figlio perché non poteva permettersi un albergo. Oggi ha fondato un’associazione che mette a disposizione una casa, un letto e la dispensa piena alle mamme che ne hanno bisogno. Si trova a pochi passi dall’ospedale e poco dietro la torre che pende. È quanto di più bello non c’è. C’è stanchezza ma anche immensità e forza nel reparto di terapia intensiva neonatale perché lì ci sono bambini nati due volte: prima sulla terra, poi usciti di lì. Li portiamo tutti nel cuore. Siamo a casa, è la gioia.

 

Serena B. e Silvia


Scrivi commento

Commenti: 0

 

SCRIVICI

duemammeunblog@gmail.com


SEGUICI SUI SOCIAL PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI E LE NOVITA'