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Lettera a un figlio solo pensato

 

Lido di Camaiore, aprile 2017

Caro Es,

Es come passione.

Non so se nascerai maschio o femmina. Non so se terminerai la vita chiuso in quella stessa definizione.

Ancora non ti conosco. Ancora non mi conosci. Ti ho intravisto, in un sogno, l’altra notte: passeggiavi, voltato di spalle, avvolto in una coperta verde. La tua anima doveva essere molto leggera sotto quella protezione.

Un giorno, forse, ci incontreremo davvero. Ti chiedo scusa: sarò emozionata, e forse piangerò nello stringerti al petto. Di tutti gli amori, sarai il più forte, il più vero. Il tuo primo battito di cuore darà nuova forza al mio: suoneranno insieme per alcuni mesi. Saremo inseparabili. Poi, un giorno, uscirai dalla mia pancia e vedrai il mondo con i tuoi occhi. A me sta preparartelo. A me sta presentartelo.

Troverai la primavera appena affacciata sui rami degli alberi. O l’estate con i frutti, violenti, carichi. Forse ci sarà l’autunno, con le foglie rosse come quelle d’acero. Ne stenderò un tappeto sotto i tuoi piedi per attutire le cadute quando imparerai a camminare. E l’inverno, spoglio, supplicante. Tu non conosci supplica. Tu non conosci freddo.

E tutto il mondo sembrerà aspettarti come tu aspetterai il mondo. Un piccolo esploratore. Un grande sognatore.

Scoprirai la consistenza delle cose: la morbidezza del cuscino, la leggerezza di un fiore di campo sbocciato in giardino. E ti meraviglierai dei miracoli delle stagioni. Di una mimosa sbocciata a gennaio anziché a marzo. Della neve che cade in silenzio e tinge di bianco la sabbia sul mare.

Tutto per te sarà amore. Tu sarai amore.

 

Caro Es,

Es come passione.

Non posso mentirti: non so se ci incontreremo. La malattia non me lo permette. Sogno una strada diversa per poterti conoscere. Mai come stamani mi sento sola in questa battaglia. Mi pesano i miei trentun anni. Potresti essere già qui. Invece non ci sei.

Ci sarebbe tuo padre, l’uomo che amo e che ti ama già, anche se sei solo un sogno, un desiderio inconfessabile.

Ci sarebbe tua madre, la donna che ama tuo padre e che ti ama già, pensiero delle mie notti senza sonno e sogno dei miei giorni senza pace.

Ci saresti tu, se solo tu potessi nascere.

 

Caro Es,

Es come passione.

Spero che un giorno ci incontreremo.

 

 

Serena

 


Ho parlato qui della malattia di mio padre: https://www.duemammeunblog.com/sorrisi-arcobaleno-pensieri-per-mio-padre/

Per un certo periodo ho creduto che mi bloccasse, che mi impedisse di avere figli. Credevo che come spada di Damocle pendesse sul mio collo (e sulla mia pancia). Poi... Poi non so come e perché, ma ho trovato il coraggio.

Così, oggi, dopo nove mesi di Chiara-fuori-dalla-pancia, penso che il mio Es, Es come passione, ho avuto la gioia di incontrarlo.


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