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Perché ogni sera scrivo le 5 cose che mi hanno reso felice nella giornata

(c'entrano la psicoterapia e un Ted Talk...)

Da un paio di settimane circa ho avviato questa pratica quotidiana delle cinque cose di cui essere felice: ogni sera, non appena ho un momento di calma in cui posso raccogliere i pensieri in totale tranquillità, penso e annoto in cinque punti ciò che c'è stato di positivo nella giornata appena trascorsa. A volte condivido l'elenco sui social, altre volte lo tengo solo per me: dipende molto dal mio stato d'animo del momento.

Già alcuni anni fa, in un periodo particolarmente burrascoso della mia vita, una mia amica mi suggerì di farlo. «È un ottimo strumento per imparare a essere grati di ciò che abbiamo, soprattutto delle piccole cose» cercava di persuadermi. Ma io, a quel tempo, mi sentivo in balìa di un destino talmente avverso che provare gratitudine era l'ultima delle mie intenzioni.

«Mi va tutto storto» , non facevo altro che ripetermi lamentosa.

Non mi rendevo ancora conto che ero prigioniera, ostaggio dei miei stessi schemi mentali.

 

La psicoterapia mi ha insegnato che esistono le distorsioni cognotive, ovvero degli schemi di pensiero disfunzionali che mettiamo in atto in maniera automatica e che ci portano a interpretare gli eventi in maniera distorta e tutt'altro che oggettiva. Sono dei vizi del pensiero che si autoalimentano e rafforzano le nostre certezze precostituite, impedendoci di vedere la realtà per quello che effettivamente è; sono degli inganni della mente, insomma, di cui noi siamo spesso vittime inconsapevoli.

Ne esitono tante, di distorsioni cognitive; io mi ritrovo in molte fattispecie.

L'astrazione selettiva delle informazioni, per esempio, consiste nella tendenza a prendere in considerazione soltanto le informazioni che supportano le nostre convinzioni pregresse e a ignorare quelle che, invece, sono in disaccordo. Una tendenza che mi investe molto spesso con l'irruenza di un fiume in piena.

Se sono insicura di qualcosa - un progetto, una decisione, un vestito che indosso per la prima volta - e nove persone su dieci mi dimostrano stima o apprezzamento, io tendo comunque a dare ascolto all'unica persona che muove delle critiche alla mia scelta. E questo, alla fine, non fa altro che alimentare e radicare la mia insicurezza di partenza.

 

Ma la distorsione cognitiva in cui mi rispecchio al cento per cento, quella che sembra stata teorizzata appositamente per me, è il pensiero dicotomico; in parole molto semplici: o tutto bene o tutto male, o tutto bianco o tutto nero, o tutto giusto o tutto sbagliato. Nessuna via di mezzo, nessuna gradazione intermedia, nessuna attenuante moderata, bensì una visione binaria della realtà che tante volte ha intaccato il mio benessere emotivo e mi ha impedito di godere appieno dei momenti belli della vita;  perché in quei momenti lì, nonostante fossero oggettivamente belli, io ero fossilizzata a pensare, rimuginare ed estremizzare le note negative, quelle leggere sbaffature che nella mia mente rovinavano l'intero quadro della mia vita.

La psicoterapia mi ha insegnato a riconoscere, isolare e destrutturare le distorsioni cognitive, cercando, così, di smontare anche le convinzioni ingannevoli di cui sono causa e allo stesso tempo effetto.

Non sempre ci riesco, ma almeno ci provo.  Riuscire a liberarsi dalle catene dei nostri schemi di pensiero abituali può essere la più grande conquista di libertà a cui ambire.

 

La pratica delle cinque cose di cui essere felice mi aiuta a stare alla larga dal pensiero dicotomico: a ricercare, mettere a fuoco e non dare per scontate le cose belle che ci sono nella mia vita di tutti i giorni, nonostante i tanti però che pure ci sono e da cui a volte sono sopraffatta.

Un libro sul comodino, una canzone alla radio, il pensiero di un viaggio futuro, un piatto di lasagne la domenica a pranzo; il messaggio di un'amica, la complicità con mio marito, mia figlia che si addormenta sul mio petto; il coraggio di fare il primo passo, la stanchezza che mi fa sentira viva, la nostalgia di un ricordo che mi attraversa la mente.

Sono tante le piccole cose di cui posso essere felice e ognuna di queste cose merita riconoscimento e riconoscenza.

Non va tutto male perché qualcosa va male: la felicità è complessa e scomponibile, già possederne qualche tassello è una buona ragione per ringraziare Dio, il destino o i propri numi.

 

A proposito di felicità: vi consiglio questo Ted Talk, poi ci scriverò su anche un post.

In cosa consiste, in fin dei conti, questa felicità a cui tutti aspiriamo e dalla cui ricerca siamo troppo spesso tormentati?

 

 


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