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Come se la caveranno le famiglie?

Il dilemma dell'organizzazione familiare dopo il quattro maggio

Man mano che la scadenza del quattro maggio si avvicina inesorabile, la preoccupazione mia e di mio marito (come quella di milioni di altre famiglie) cresce a ritmo altrettanto veloce. Il quattro maggio sarà il giorno in cui riacquisteremo (si spera) un pezzo di libertà, ma sarà anche la data in cui molti di noi (quelli coi figli) entreranno in un labirinto intricatissimo e senza apparente via di uscita, con le donne destinate a essere piantate in Nasso come moderne Arianna devote e poi fregate.

Di indole non sono un tipo pessimista, né tantomeno una che punta sempre il dito contro questo o quello lamentandosi delle scelte che vengono prese a vari livelli decisionali. Ma pensare di riaprire uffici e attività produttive lasciando chiusi asili e scuole fino a settembre - e speriamo non oltre - mi sembra davvero una decisione miope, completamente scollata dalla realtà.

Evidentemente non si è ancora capito che la famiglia è il perno basilare su cui poggia la società e pure l'economia; e che se l'organizzazione familiare cede, crolla rovinosamente a terra anche tutto il resto, come un castello di carte che si affloscia su se stesso.

Dove lasceremo i  nostri bambini dal quattro maggio? Ho provato a prendere in considerazione tutte le ipotesi.

 

Con la babysitter - Tralasciando il fatto che il bonus di seicento euro non è sufficiente a coprire l'intera attività lavorativa di una babysitter se entrambi i genitori lavorano a tempo pieno, affidare il proprio figlio a una sconosciuta non è una decisione che si prende tanto alla leggera, a maggior ragione in tempi incerti come questi in cui sapere cosa fa una persona nel proprio privato, per quanto antipatico, è in parte necessario. Come faccio ad avere la certezza che la persona che trascorerrà ore e ore con mia figlia sia negativa al virus e rispetti tutte le misure precauzionali per rimanere tale? Non sono una mamma ansiosa, ve lo assicuro. Ma credo che siano perplessità lecite, le mie.

Altra domanda che mi sorge spontanea: ma dal quattro maggio ci sarà una proliferazione esorbitante di babysitter? Tutti si improvviseranno babysitter, a prescindere dalle competenze, dall'esperienza, dalle referenze? L'offerta sarebbe tale da riuscire a soddisfare la domanda, qualora decissimo davvero di optare tutti per questa soluzione? Ne dubito.

Anche perché molte babysitter "professionali" dovranno stare a casa con i propri figli, immagino, impantanate nello stesso labirinto degli altri genitori. E le studentesse universitarie alle quali magari affidiamo i nostri bambini durante il periodo estivo non saranno disponibili perché impegnate con le lezioni e gli esami a distanza.

O qualcosa mi sfugge, o questa cosa delle babysitter per tutti non mi convince affatto.

 

Con i nonni - Stando a quanto dicono gli esperti, questa soluzione non sarà praticabile, almeno per il momento. 

I nonni dovranno rimanere in panchina onde evitare il rischio di essere contagiati dai propri nipoti, intermediari inconsapevoli e incolpevoli tra loro e il mondo esterno, potenzialmente contagioso.

Ci sarà chi non seguirà questa linea di condotta, considerandola eccessiva, una sorta di terrorismo psicologico. Molto dipende dalle proprie convinzioni, dalla fiducia che si ripone negli esperti, dalla propria scala di priorità.

Mia figlia non vede i suoi due nonni da un mese e mezzo e, ogni volta che li sentiamo per telefono, percepisco nella loro voce la tristezza e il dispiacere sempre più acuto di non poterla abbracciare e vedere di persona, e non attraverso lo schermo di un telefono. Sappiamo che è stata, e probabilmente sarà, la decisione giusta, ma questo non allevia la difficoltà di continuare a reggere una simile situazione di distacco.

Gli anziani sono sottoposti a una pressione emotiva fortissima - costretti in casa, isolati, privati del loro ruolo di caregiver nei confronti dei nipoti - e credo che di questi risvolti psicologici si debba tener conto nella stessa misura in cui ci si adopera per proteggere i nostri "vecchi" da un virus che potrebbe ucciderli.

 

Il congedo parentale - Chi si avvarrà di questa soluzione vedrà il suo stipendio dimezzato (o ridotto al 30% nel caso di utilizzo del congedo parentale ordinario), senza considerare eventuali ripercussioni o demansionamenti una volta rientrati a lavoro. Non una prospettiva rosea, insomma. E poi mi chiedo: come si può pensare a un rilancio dell'economia se le famiglie avranno sempre meno soldi da spendere?

Un'ingannevole soluzione potrebbe essere la prosecuzione dello smart working per chi lo avesse già sperimentato; ma chi in queste settimane ha lavorato da casa con Peppa Pig in sottofondo e un bambino avvinghiato alle caviglie, sa che questa strada non è praticabile nel lungo periodo, né sotto il profilo della produttività né sotto quello della salute mentale dei genitori lavoratori.

 

Voglio chiudere con un'ultima considerazione, che chiarisce come mai, nelle premesse, abbia definito le donne moderne Arianna destinate a prenderla nel fiocco.

Perché temo che, se qualcuno dovrà rinunciare al proprio lavoro per accudire i figli, quel qualcuno saranno le donne, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Perché gli uomini fanno lavori più importanti e meglio pagati, e ricoprono ruoli di vertice a cui le donne spesso ambiscono ma senza risultati (e non per demeriti o incompetenza). Lo dicono le statistiche, non la sottoscritta.

E perché è ancora ampiamente diffusa, seppur in maniera subdola e strisciante, la vecchia concezione della donna come "angelo del focolare", che trae soddisfazione e gratificazione nell'occuparsi della casa e della prole. Non come gli uomini, che hanno bisogno di lavorare.

Altro che soffitto di cristallo, qui si rischia di scivolare direttamente in cantina.

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    ELENA MARTIGNONI (sabato, 22 agosto 2020 09:21)

    Condivido pienamente ogni singola parola.

    Ho letto questo scritto oggi 22 agosto.

    A distanza di quasi quattro mesi dalla riapertura sarebbe bello sapere come abbiano fatto le famiglie con gli asili e le scuole chiuse a gestire la situazione.

 

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