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Quando nasce un papà...

Un papà nasce insieme a una mamma e al loro bambino. Spesso ha gli occhi stanchi e arrossati dal pianto.

Nasce con un neonato appoggiato sulla pancia di sua moglie, poi subito dopo, quando le mani dolci di un'ostetrica passano quel piccolo corpo nelle sue braccia.

Un padre appena nato spesso ha paura di toccare quel bambino, magari anche di romperlo: si sente goffo e poi sta tremando tutto. E poi il suo cuore pulsa così forte che il respiro sembra mancare, ma l'aria filtra ancora tra le sue labbra, nel suo sorriso.

 

Un papà nasce quando il pancione della mamma è diventato troppo grande e lei fa fatica a muoversi. Ci pensa il papà a fare il possibile, a prendersi cura di entrambi i suoi amori.

 

Un papà nasce quando sente un calcio provenire dal pancione. Così, con la mano appoggiata, pensa al suo bambino. Immagina il volto, la voce, gli interessi. Immagina di poterlo già stringere, di portarlo a pescare... a volte sente un po' di paura, ma la allontana cantando al pancione una canzone dolce dolce.

 

Un papà nasce quando nello schermo dell'ecografo vede un puntino, quando sente per la prima volta battere il cuore di suo figlio. In quel momento si sente un po' come se lo stesse incontrando per la prima volta e talvolta si emoziona.

 

Un papà nasce con un test di gravidanza positivo, con mille pensieri che iniziano a rincorrersi nella testa. Aspetta di vederlo, forse ha paura del cambiamento, forse no, è solo felice e impaziente.

 

Un papà nasce con un abbraccio forte, mentre stringe una mamma appena nata. All'inizio sono inconsapevoli, non sentono neppure la paura, ma solo la grande forza dell'amore.

 

Un papà appena nato potrebbe piangere senza volerlo. Potrebbe dire solo grazie siete bellissimi. E così, un papà appena nato risplende chiaro e delicato come la Luna che guarda il suo Sole.

 

E così sei nato tu. 

Dovrei chiamarti babbo, ma perdonerai il mio dirti papà.

Ricordo la notte del tredici febbraio, quando non volevi andare a casa, perché quella sera mi vedevi diversa. E infatti, appena uscito dall'ospedale, le contrazioni iniziarono a essere forti e regolari. In silenzio aspettavo un tuo messaggio, ma avrei tanto voluto stringerti la mano.

Poi la telefonata, la tua voce assonnata e io che ti ripeto che ci siamo, che è arrivato il momento.

Gabry, ci vediamo in sala parto.

Tu che mi incoraggi, mi sorreggi e poi crolli addormentato insieme... non dormivamo così da giorni. Le spinte, le urla, la tua mano che stringe forte la mia.

Il buio.

Chiara. Erano le 15.30 del quattordici febbraio, il giorno di San Valentino.

E tu eri già nato, babbo, prima di averla tra le braccia, ma adesso avevi una corona sul tuo capo.

Così sei nato tu.

 


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