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Sono incinta... e ora?

Due linee rosa.

 

Sono apparse subito, nemmeno il tempo di chiudere con il tappo lo stick del test.

 

Indicherà che il test è valido.

 

Mi lavo, faccio in fretta questa mattina. Ho in testa altro, un pensiero fisso che mi frulla nella testa da qualche giorno.

 

Le due linee rosa sono sempre lì. Non bisogna guardare troppo presto, però: meglio girare il test a pancia in giù e pensare a qualcosa di diverso.

 

L’altro test era negativo. L’avevo fatto un tardo pomeriggio, di fretta, quasi di nascosto. È da un po’ di tempo che mi sento strana. L’estetista mi ha detto che la pelle sta diventando proprio bella, troppo bella. Mi ha chiesto se fossi certa di non essere incinta. Ma certo, ho fatto un test, rimanga tra noi.

Sono passati cinque minuti: le linee rosa sono ancora lì. È impossibile, meglio controllare il bugiardino.

Sono incinta… e ora?

 

Ora dovrò dirlo a Gabriele. Questo bambino l’abbiamo iniziato a cercare da poco, non avremmo mai creduto che sarebbe arrivato subito. È una cosa buona, no?

 

«Gabriele, è positivo…»

 

Gabriele apre un occhio e mi guarda, incontra il mio sorriso e sorride a sua volta.

 

«Va bene, amore… vieni qui, dormiamo un altro pochino, dai…»

 

Sono le 6.30, chi ce la fa a dormire? Non credevo di essere fertile, non dopo quello che ho avuto. L’anoressia mi ha mangiata per anni, ma non ha divorato tutto.

 

Sono felice, davvero troppo. Sotto la pelle della pancia si muove una vita. Spero che stia bene, che sia sano. A lavoro ho usato dei prodotti, ho fatto anche degli sforzi… Ecco perché mi sentivo così stanca… Lavoro… già, il lavoro: tra pochi giorni scade il contratto… tra pochi giorni potrò pensare soltanto al matrimonio e alla gravidanza. Speriamo a settembre di essere convocati… e di lavorare. Ho bisogno di lavorare, tra poco ci sarà un bambino da mantenere. Sono stata un’incosciente? Avrei dovuto aspettare di avere un posto fisso? Ma cosa dico, che paranoie mi faccio: se cerchi il momento giusto, ci sarà sempre qualcosa a renderlo imperfetto. I figli vanno fatti con amore, quando arrivano. Senza troppi calcoli, perché poi non ci si deve meravigliare se se ne fanno sempre meno. Si vede che era il momento. Adesso dobbiamo solo prepararci.

 

Dobbiamo dirlo? Alle nostre famiglie, almeno. Anzi, soltanto a loro. Mia suocera da tempo chiedeva un nipotino… mia mamma, invece, andrà su tutte le furie. Per lei avremmo dovuto aspettare il ritorno dal viaggio di nozze. Pensa se avessimo prenotato per l’India… i vaccini per il tifo e per l’epatite… Per fortuna abbiamo scelto il Canada. Sarà il primo viaggio in tre… Speriamo di farcela, di non sentirmi troppo stanca… e di non trascurare Gabriele.

 

Speriamo… speriamo di essere in grado di essere madre. Mica deve essere semplice: quante volte mi sono arrabbiata con la mia… succederà anche a mio figlio? Riuscirò a occuparmi di lui? È una cosa GROSSA, tremendamente GROSSA. Mi fa paura, ho il cuore che mi scoppia nel petto e un po’ mi manca l’aria. Un figlio è una cosa troppo GROSSA. Ti costringe a crescere, a rimboccarti le maniche. Dicono che cambino le prospettive… Che al primo posto ci sarà lui, con le sue esigenze e i suoi desideri.

 

Un figlio… un figlio è un dono, sì, ma è un regalo importante, difficile da maneggiare. Per un certo periodo ho fatto da tata a una bambina di nove mesi… speriamo di ricordarsi qualcosa, magari come si cambia un pannolino.

 

Ho paura che sia qualcosa di troppo grande un figlio. Adesso non mi sento pronta. L’ho voluto, anzi, appena ho iniziato a desiderarlo è arrivato. Sono stata fortunata, ma adesso ho una fifa tremenda. Ho paura di non essere all’altezza, ho paura che un giorno mio figlio non mi ami abbastanza. Forse ho paura di non amarlo io abbastanza, di essere egoista, forse immatura. Si è mai mature a sufficienza per diventare madri? Si è mai davvero pronte?

 

Sono incinta… e ora? Ora che faccio? Aspetto le otto, poi chiamo il medico. Mi dirà che esami fare, come muovermi. È la prima volta che sono incinta, non so come ci si muove.

 

Gabriele è sveglio e sorride. So che è un po’ preoccupato, ma i suoi occhi brillano. Non ce l’aspettavamo, subito, questo bambino. Mi tocca la pancia e io sorrido: cambia tutto, è cambiato tutto in cinque minuti.

 

Mi chiedo se il bambino avrà gli occhi luminosi come quelli del padre. E quel sorriso in grado di illuminare la stanza.

 

«Sei pentito?»

 

È una domanda retorica, conosco la risposta. Forse voglio solo sentirmela dire.

 

«No. Tu?»

 

«No… ma ho un po’ paura».

 

Non voglio tenermi tutto dentro. Funziona così, di solito: quando butti i pensieri brutti sulla carta, sembrano meno spaventosi. E la stessa cosa succede parlando, parlando con chi ti è davvero vicino.

 

«Anche io… però sono felice».

 

Sono incinta… e ora ho un po’ paura.

 

Sono incinta… e ora sono tanto felice.

 


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