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Sorrisi arcobaleno

 

Doveva essere una recensione, ma i miei pensieri hanno iniziato a muoversi in fretta e hanno imboccato una strada diversa. Oltre che mamma, sono figlia: qualcosa mi ha fatto pensare a mio padre.

 

Avrei voluto parlare di Stammi vicino papà, Soosh per DeAgostini. Un libro tenero, che rappresenta un papà e la sua bambina. Una bambina piccola, castana, e un babbo gigante. Un padre che ricorda il mio.

 

 

 

Ho scritto spesso di mio padre, della sua malattia, di quanto la vita della nostra famiglia sia stata colpita dalla sua sindrome rara. Lipomatosi multipla simmetrica, ancora non sappiamo se sia genetica. Avevo pensato di non fare figli, ma una mattina in ospedale, a Padova, il medico che segue mio padre da molti anni mi rassicurò, mi disse che al momento si pensava a una semplice predisposizione genetica. Che un giorno, se avessi voluto, anche io sarei diventata madre.

 

Quel giorno è arrivato, ma oggi scrivo da figlia. Dentro di me c’è ancora quella bambina che abbracciava con fierezza il suo meraviglioso papà in una foto scattata dalla mamma. Era bello, mio padre, e lo è ancora. A volte penso che sia l’uomo più bello del mondo. Nonostante la malattia, nonostante il dolore che ogni tanto gli fa stringere i denti, quando arriva una fitta. E io lo vedo, vorrei dire qualcosa, come un mi dispiace, papà, invece sto zitta o cambio discorso. Ritorno a parlare di Chiara, e allora anche il dolore sembra sparire, perché gli occhi di mio padre si accendono, tornano vivi e io riprendo a respirare.

 

 

 

Avrei voluto stare più vicina a mio padre, soprattutto quando era lontano. Mamma e papà hanno girato gli ospedali di mezza Italia e tutti facevano ipotesi, ma nessuno riusciva a dare una risposta precisa. Io ero piccola, non potevo seguirli; restavo con i nonni, e non a caso mia nonna è per me una seconda mamma. Ricordo una volta, quando mio padre era ricoverato a Milano, la gioia per una sua lettera. Era scritta a lapis su un quattro fogli a quadretti e nella pagina centrale c’era un disegno bellissimo: il castello di Dracula. Mancavano pochi giorni al loro ritorno, io non piangevo mai, non mostravo mai la sofferenza che avevo dentro. Quella volta, però, quando suonò anche il telefono, piansi. E mia nonna, la mia seconda mamma, mi trovò nascosta e con gli occhi bagnati di lacrime.

 

Avrei voluto stare più vicina a mio padre, fargli sentire che il mio amore per lui era incondizionato. Che l’avrei aspettato a casa ovunque fosse andato, e che appena fossi diventata grande anche io, l’avrei accompagnato ovunque volesse. È stato lui ad accompagnarmi, invece: all'altare, il giorno in cui Gabriele e io ci siamo detti .

 

 

 

Se ho il mio papà vicino a me, non c’è niente che non possa fare.

 

 

 

Squilla il telefono, proprio mentre sto scrivendo: è mio papà. Ci separano pochi chilometri, adesso. A volte mi chiedo se stia davvero meglio, perché la malattia c’è ancora. Dicono che fuori si è fermata, ma dentro non si sa, perché lavora sotto, anche dove non si vede.

 

So che è a volte è stanco, so che spesso ha dolore, ma so anche che quando vede Chiara ride. Chiara ha lo stesso sorriso di mio padre, quando sorridono insieme le loro bocche sono arcobaleno. E allora sorrido piano piano anche io, senza farmi vedere e sentire. Mi sento leggera, in quel momento, come una farfalla che vola al tramonto nello spazio disegnato da un doppio arcobaleno.

 

 


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Commenti: 2
  • #1

    Rita (lunedì, 29 luglio 2019 14:04)

    Siete una cosa sola....il ritratto dell'amore incondizionato come io avevo per mio padre !

  • #2

    Lavinia Biagini (lunedì, 29 luglio 2019 14:12)

    Sei bravissima...mi hai commossa...potrei andare avanti a leggere le tue parole per ore...davvero.

 

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